06 Giu 2019

Scatola nera e regolatori di velocità obbligatori dal 2022

Con Schettino Group puoi sempre tenerti aggiornato in merito alle novità concernenti il mondo automobilistico. Gli argomenti che tratteremo in questo articolo sono: scatola nera, regolatori di velocità, frenata automatica e blocco motore per chi guida dopo aver bevuto. Questi gli obblighi previsti a partire dal 2022 in Europa. Vediamoli in dettaglio.

Raggiunto l’accordo in Europa per rendere obbligatoria una serie di dispositivi di sicurezza auto: dalla scatola nera ai rilevatori di velocità, passando per il blocco motore per chi guida dopo aver bevuto.

Dispositivi di sicurezza obbligatori dal 2022

Dopo anni di discussioni, il Parlamento europeo e la Commissione degli Stati membri hanno trovato l’accordo sul pacchetto di dotazioni di sicurezza obbligatorie per i veicoli a motore:

  • scatola nera;
  • rilevatori di velocità;
  • frenata automatica;
  • blocco motore per chi guida dopo aver bevuto alcolici.

Obblighi che partiranno dal 2022 per auto, furgoni e mezzi pesanti di nuova immatricolazione (in sostanza le dotazioni non saranno più opzionali), e dal 2024 diventeranno obbligatori per tutti i veicoli in circolazione (dunque bisognerà adeguare alla normativa anche i mezzi immatricolati prima del 2022).

L’accordo c’è ma l’approvazione definitiva potrebbe slittare a settembre 2019. E poi sarà comunque necessario il recepimento della direttiva da parte dei singoli Stati. In attesa di capire se effettivamente entreranno in vigore nei tempi prestabiliti, vediamo nel dettaglio i vari dispositivi di sicurezza auto.

Scatola nera auto

La scatola nera non sarà più una scelta fatta, soprattutto per motivi di convenienza, legata all’assicurazione auto. Diventerà un dispositivo di serie per le nuove immatricolazioni dal 2022 e obbligatorio per le altre vetture a partire dal 2024. La scatola nera è un dispositivo elettronico in grado di dialogare in tempo reale con la centralina di bordo e di raccogliere e conservare dati in forma aggregata.

Regolatori di velocità auto

L’ISA, Intelligent Speed Assistant, già in dotazione oggi su alcuni veicoli, è in grado di conoscere i limiti di velocità del tratto stradale o autostradale che si sta attraversando, mediante telecamera installata sulla vettura o mappe del navigatore. Una volta superato il limite, il veicolo riporta autonomamente la marcia sotto il limite (ma l’automobilista è comunque in grado di premere sull’acceleratore, ignorando il sistema automatico).

Frenata automatica auto

I dispositivi di frenata automatica dovranno essere molto sofisticati, dal momento che dovranno rilevare anche la presenza di pedoni e ciclisti. Soggetti che l’UE ritiene si debbano proteggere, dal momento che i dati sulla mortalità per incidente stradale di chi circola a piedi e su due ruote, non risultano ridursi significativamente negli anni.

Blocco motore per chi guida in stato di ebbrezza

Infine l’accordo europeo impone l’installazione obbligatoria dell’alcolock. Un dispositivo che impone al conducente di eseguire un alcol test prima di poter accedere all’avviamento del motore. Questo dispositivo però riguarderà soltanto i soggetti già sanzionati nel passato per guida in stato d’ebbrezza e dunque non tutti i veicoli.

Al momento però non sono ancora stati individuati metodi e dispositivi che inibiscano la possibilità di aggirare il test, banalmente facendo soffiare una persona sobria al posto di chi, in stato di ebbrezza, decide di mettersi comunque alla guida.

Quanto ci costeranno le nuove auto?

Secondo Etsc (il Consiglio europeo per la sicurezza dei trasporti) i nuovi obblighi sono il provvedimento più importante inerente la sicurezza stradale dopo l’introduzione obbligatoria della cintura di sicurezza e il primo standard per i crash test. Tante novità hanno anche un costo. Tutti i dispositivi menzionati non sono banali e avranno sicuramente un impatto nel costo dell’autovettura. La speranza è che si interverrà con degli incentivi.

Fonte: https://www.6sicuro.it/sicurezza/scatola-nera-auto-regolatori-velocita-obbligatori

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06 Giu 2019

Documenti da tenere in auto o in moto

Quali sono i documenti da tenere in auto o in moto?

Schettino group ricorda agli automobilisti quali sono i documenti da tenere in auto o in moto. Quando si circola sulle strade pubbliche con la propria auto o moto bisogna ricordare di portare con sé tutti i documenti indispensabili da presentare in caso di controllo. Questi sono:

– il certificato di assicurazione

– la patente di guida

– il libretto di circolazione.

Per il certificato di assicurazione, l’obbligatorietà è imposta dal Codice della Strada (articolo 180 comma 1), che in caso di violazione porta all’applicazione da parte delle Forze dell’Ordine di una sanzione amministrativa compresa tra i 41 e i 168 euro (per i soli ciclomotori si va dai 25 ai 99 euro). Tuttavia, una circolare del Ministero dell’Interno del 2016 viene in soccorso di chi dimentica a casa il documento cartaceo: il certificato potrà infatti essere esibito agli agenti in formato digitale sullo smartphone o tramite stampa dello stesso formato online.

Chi invece viaggia con il proprio veicolo senza essere assicurato rischia una sanzione molto più pesante, che varia da un minimo di 849 euro a un massimo di 3.396 euro (oltre al sequestro del mezzo finalizzato alla confisca).

La circolazione senza patente o libretto porta all’applicazione della stessa sanzione vista per il certificato di assicurazione. Si può viaggiare sprovvisti di documenti solo in caso di smarrimento o furto e conseguente rilascio da parte delle Forze dell’Ordine del permesso provvisorio di guida o di circolazione, validi fino alla consegna dei nuovi attestati, che possono essere ricevuti dall’UCO (Ufficio Centrale Operativo) di Roma direttamente presso il proprio domicilio oppure richiesti dal guidatore presso la Motorizzazione Civile.

In calo i guidatori che non si assicurano

Gli ultimi dati dell’ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicurative) dicono che in Italia circolano 2,8 milioni di auto sprovviste di una regolare copertura. In totale rappresentano il 6,3% delle vetture totali, con il picco più alto che si raggiunge nel Sud Italia, circa il 10%.

È importante però far notare che c’è stata una diminuzione dell’evasione, visto che nel 2015 le vetture sfioravano i 3,5 milioni, un effetto secondo l’Associazione delle Assicurazioni da attribuire all’entrata in vigore della dematerializzazione dei documenti assicurativi. In particolare, l’introduzione del nuovo tagliando elettronico, con conseguente abolizione del talloncino giallo sul parabrezza, ha costituito un incentivo ad assicurarsi per via degli accertamenti automatici eseguiti dalle Forze di Polizia, che possono verificare la regolarità della polizza in tempo reale tramite l’accesso all’archivio informatico sulle coperture.

Il fenomeno dell’evasione può danneggiare anche gli automobilisti virtuosi. Il guidatore coinvolto in un incidente causato da un mezzo non assicurato potrebbe avere problemi nell’ottenere il giusto risarcimento, visto che il Fondo di Garanzia non è sempre sufficiente a soddisfare tutte le richieste. Il Fondo è uno strumento che copre sia i danneggiamenti alla persona che quelli materiali e viene alimentato da chi paga il premio RC Auto tramite un contributo obbligatorio pari al 2,5% del premio stesso.

Fonte: https://assicurazioni.segugio.it/news-assicurazioni/quali-sono-i-documenti-da-tenere-in-auto-o-in-moto-00022486.html

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24 Mag 2019

Prestito con ipoteca su auto: come funziona e perché non conviene

Alla scoperta del prestito con ipoteca su auto: come funziona questa particolare forma di finanziamento e i motivi per cui conviene poco o non conviene affatto. Consulta Schettino Group: professionalità, preparazione e competenza per illustrarti tutte le novità sul mondo delle auto.

Un’automobile si può comprare, vendere, demolire e anche ipotecare. Quest’ultima possibilità forse non è molto conosciuta ma è del tutto lecita, e serve a garantire il creditore che abbia concesso un prestito al proprietario del mezzo. Può succedere infatti che in assenza di altre garanzie più comuni, come per esempio la busta paga, pur di accedere a un finanziamento per urgente bisogno di liquidità, qualcuno scelga di optare per il prestito con ipoteca su auto, dando in garanzia la propria vettura.

CARATTERISTICHE DEL PRESTITO CON IPOTECA SU AUTO

Questo genere di prestito è possibile perché l’ordinamento italiano ammette l’accensione di un’ipoteca sia sui beni immobili (come la casa). E sia sui beni mobili, come può essere appunto un’autovettura. Nel secondo caso è però necessario che i beni siano riconducibili a una specifica persona, tramite iscrizione o registrazione in appositi registri che ne attestino la titolarità. E guarda caso le automobili soddisfano pienamente questa caratteristica, essendo beni mobili registrati al PRA e quindi ascrivibili a un determinato soggetto, il proprietario. Che a sua volta può dimostrare la titolarità sul bene esibendo il certificato di proprietà e la carta di circolazione, due attestati che dal 2020 saranno unificati nel Documento Unico di Circolazione.

PRESTITO CON IPOTECA SU AUTO: COME FUNZIONA

Ma come funziona, in pratica, il prestito con ipoteca su auto? L’ipoteca automobilistica si costituisce mediante iscrizione nel registro del PRA, tramite notaio, e crea un vincolo sulla vettura senza impedire al proprietario di utilizzarla o di disporne. Ciò significa che durante l’ipoteca (che può durare al massimo 5 anni, rinnovabili) il proprietario può persino vendere o regalare l’auto, in tal caso trasferisce anche l’ipoteca. Al termine del finanziamento, se il debitore ha rispettato il piano d’ammortamento restituendo l’ammontare del prestito più gli interessi, può cancellare l’ipoteca dal PRA (ci vuole di nuovo la firma di un notaio). In caso di inadempienza, invece, la società, l’ente o la persona fisica che ha erogato il prestito recupera il credito rivalendosi sull’automobile. Di solito il pagamento delle rate del prestito avviene mediante cambiali.

PERCHÉ IL PRESTITO CON IPOTECA SU AUTO NON CONVIENE

La procedura del prestito con accensione di ipoteca sull’auto è in sintesi questa. Non è particolarmente complicata eppure se ne sente parlare pochissimo. E sapete perché? Perché non conviene affatto, né al creditore né tanto meno al debitore. Per cui non c’è praticamente nessuno disposto a concederlo. E i motivi sono tanti. Innanzitutto, nonostante risulti difficile crederlo, l’automobile rappresenta una garanzia di scarso valore. Si tratta infatti di un bene soggetto a rapida e costante svalutazione, per non parlare dei rischi connessi all’utilizzo che possono ulteriormente abbassarne la quotazione. Di conseguenza il capitale ottenibile ipotecando la vettura, stimato in circa il 30% del valore dell’auto, è parecchio basso. A meno di ipotecare una supercar o una preziosa auto d’epoca, ma sono ipotesi molto rare. Inoltre i costi di istruttoria sono altissimi, dovendo necessariamente ricorrere a un notaio per l’iscrizione e la successiva cancellazione dell’ipoteca al PRA.

Fonte: https://www.sicurauto.it/guide-utili/pratiche-auto/prestito-con-ipoteca-su-auto-come-funziona-e-perche-non-conviene/

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14 Mag 2019

Nuovo Codice della strada e “strada scolastica”. Novità e cambiamenti

Interessanti modifiche sono state proposte al Codice della strada nel testo base, che dunque potrebbe cambiare decisamente volto. Schettino Group illustra tutte le novità in merito, per aggiornare gli automobilisti sui cambiamenti a cui andranno incontro. Inoltre la commissione ha dato tempo fino al 3 giugno per presentare emendamenti.

Al via l’iter legislativo. Pronto il testo base, si possono presentare emendamenti fino al 3 giugno. Fra le ultime novità la possibilità di entrare in autostrada per le moto leggere, da 120 cc in su e più tutela per gli studenti. Tutte le modifiche approvate e quelle bocciate

Ci siamo, il tanto sbandierato “nuovo” Codice della Strada sta per iniziare il complesso iter legislativo perché il testo base con le modifiche è quasi pronto. La Commissione trasporti della Camera, nella riunione del comitato ristretto di oggi, ha infatti verificato che fossero arrivate tutte le proposte emendative e domani è prevista l’approvazione ufficiale del testo. L’anticipazione è stata svelata da uno dei relatori, Giuseppe Donina.

Per la presentazione degli ultimi emendamenti è stato poi fissato il termine del 3 giugno, dopodiché inizierà la discussione vera e propria. E vedremo come finirà. Di certo un po’ di scetticismo è d’obbligo visto il pasticcio che il governo ha combinato con il sistema anti-abbandono sui seggiolini, slittato in autunno.

In compenso continuano ad arrivare emendamenti e novità. Dopo quella sui controlli con telecamere, tipo Telelaser, per tutte le infrazioni e il via libera a Hoverboard, segway, monopattini e monowheel ora c’è la novità della circolazione sulle autostrade anche di moto e scooter di cilindrata sotto gli attuali 150 cc, ma chi li guida deve essere maggiorenne.

La circolazione sulle autostrade e strade extraurbane viene infatti vietata a velocipedi, ciclomotori, motocicli di cilindrata inferiore “a 120 cc se a motore termico e di potenza fino a 11 kW se a motore elettrico”: “la circolazione è comunque consentita solo a soggetti maggiorenni, muniti di patente A, B o di categoria superiore o muniti da almeno due anni di patente A1 o A2”.

La novità era già stata annunciata, ma ora sembra abbia avuto l’ok definitivo.

Altra importante novità è quella del lancio di un nuovo tipo di strada che si aggiunge alla classificazione esistente: quella di ‘strada scolastica’ per le strade in prossimità di edifici ad uso scolastico. L’idea è quella di “consentire la sosta, il movimento e le manovre connesse” alle scuole. Su queste strade i comuni provvederanno a “stabilire limitazioni alla circolazione almeno negli orari di attività didattica e di ingresso e uscita degli alunni”, adottando almeno una di queste misure: fissare un limite massimo di 30 km/h o inferiore; delimitare zone a traffico limitato.

Fra le norme invece bocciate i 150 in autostrada, il divieto di fumo in auto, mentre la possibilità di andare in bici contromano e di inserire uno spazio ad hoc per i ciclisti davanti agli stop o ai semafori verrà valutata dalle amministrazioni comunali. Si lascia quindi ampia discrezionalità ai sindaci, invitandoli però ad inserire maggiori tutele per i ciclisti.

Vedremo, tutto può ancora succedere nel tormentato iter legislativo del Codice della Strada, fino ad oggi rimaneggiato nell’oltre il 70% dei suoi articoli.

Fonte: https://www.repubblica.it/motori/sezioni/sicurezza/2019/05/13/news/nuovo_codice_della_strada-226184095/

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09 Mag 2019

Certificato revisione auto: tutte le novità

La revisione è sempre un argomento centrale per ogni automobilista. Cosa cambia con il Certificato Revisione auto? Facciamo chiarezza sulle ultime news che riguardano gli utenti, ricordandovi che potete affidarvi sempre all’esperienza e alla disponibilità di Schettino Group.

Il Certificato di revisione auto entra ufficialmente in vigore, ma né operatori né utenti sembrano essere adeguatamente informati su questo certificato. E’ obbligatorio stamparlo? Bisogna darlo al cliente? E poi Cosa succede se il cliente perde o dimentica il Certificato di Revisione in officina? Abbiamo voluto chiarire queste altre curiosità con l’aiuto di Vincenzo Ciliberti, delegato ai rapporti istituzionali di Anara-Confartigianato. Ecco cosa cambia realmente con il Certificato di Revisione, cosa resta immutato e cosa renderebbe più utile un documento voluto da una direttiva europea.

IL CERTIFICATO DI REVISIONE E’ OBBLIGATORIO?

Bisogna stampare e consegnare il Certificato di revisione auto ai clienti? Come ci spiega Ciliberti, la norma è inequivocabile. A decorrere da oggi bisogna consegnare al cliente-utente la stampa che riporta Telaio, numero di targa, chilometri percorsi e scadenza della prossima revisione. Il problema invece nasce da quello che la norma non chiarisce. Alla domanda spontanea del cliente “Cosa devo farci con questo?” non c’è una risposta che l’operatore possa dare e non per sua negligenza. Il decreto ministeriale ha introdotto l’obbligo voluto da una direttiva EU, ma lasciando a metà un provvedimento che così com’è ha una sua utilità relativa. Gli Ispettori tecnici e i Centri di revisione sono ancora in attesa di chiarimenti dal Ministero su quello che devono rispondere ai clienti.

A CHE SERVE IL CERTIFICATO?

Perché da un lato il Ministero non ha definito le funzioni e gli impieghi del Certificato di Revisione (va conservato, esibito ai controlli, mostrato alla successiva revisione?). Dall’altro i contenuti del Certificato di Revisione stabiliti dal Decreto Ministeriale 214/2017, in vigore dal 20 maggio 2018, sono lontani da quelli che vorrebbe la direttiva EU. Si può dire allora in tutta onestà agli automobilisti che il Certificato di Revisione non serve praticamente a niente? Ni. Soprattutto se la percezione che hanno gli automobilisti dall’assenza di linee guida chiare li porta a lasciare tranquillamente il Certificato sulla scrivania del Centro revisioni. La soluzione? E’ nei contenuti, come ci spiega Ciliberti. “Di fronte alle domande legittime dei clienti, l’Ispettore del Centro di revisione è tenuto a dare dei chiarimenti su quella che sembrerebbe una semplice stampa”. Spiega Ciliberti “al di là del pezzo di carta e dell’inchiostro è un costo che grava sull’azienda”.

LE ANOMALIE LIEVI DIMENTICATE

Affinché questo costo possa avere un senso e una sua finalità nel miglioramento della sicurezza stradale però “bisogna riempirlo di contenuti utili anche all’utente- automobilista”. Rispetto agli altri Paesi europei il nostro Certificato di Revisione infatti ripete solamente le informazioni che si trovano già sul talloncino adesivo attaccato al libretto. Mentre la vera differenza potrebbe farla riportare sul certificato le anomalie “veniali” per le quali l’auto supera a denti stretti la revisione. “Qualche esempio sono gli pneumatici che a 2 millimetri di battistrada superano la revisione, ma sono prossimi al limite di 1,6mm previsto dal CdS” continua Ciliberti. Riportare queste informazioni nel Certificato di Revisione lo renderebbe davvero utile anche a tenere traccia di quello che andrebbe riparato per rendere l’auto sicura ed efficiente al di là della revisione.

LA REVISIONE AUTO BUROCRATICA

Qualcosa che gli Ispettori con senso del dovere fanno già informando verbalmente i clienti se si accorgono che qualcosa richiede una messa a punto. Ma il Certificato sembra andare nella direzione opposta: più carta da gestire e da smaltire, rendendo la revisione auto più burocratica e meno tecnica. Ciliberti non usa mezze parole per spiegare le criticità che affrontano i Centri di revisione auto. Criticità che maturano dopo anni di adeguamenti richiesti ai Centri Prove dal Ministero. Il più recente è il NET2 che ha richiesto investimenti da 4-5 mila euro fino a 30-40 mila euro con lo scopo di contrastare le finte revisioni. Ma che “ha introdotto tempi morti nella procedura che si potrebbero impiegare per operazioni più tecniche e meno amministrative”.

I CONSIGLI APPREZZATI DA POCHI AUTOMOBILISTI

“La prova dei fari è uno dei controlli più importanti cui prestiamo attenzione e nell’80% dei casi i fari funzionano male a causa della lampadina montata male dal cliente.” Continua Ciliberti “Così come ispezionare il sottoscocca ha permesso recentemente di rilevare una pericolosa perdita di benzina”. Controlli tecnici e obbligatori previsti dall’articolo 80 del CdS che vengono sempre di più eclissati da procedure amministrative in luogo di una più utile finalità tecnica. Un’auto può superare anche la prova freni con le pastiglie usurate. Ma un controllo del sottoscocca a tubazioni, mozzi e dischi permette di informare il cliente sul reale stato di usura dell’auto. Osservazioni e anomali lievi che per ora solo gli automobilisti più attenti alla sicurezza di guida sembrano apprezzare quando informati a voce dall’Ispettore. Ecco cosa potrebbe rendere davvero utile il Certificato di Revisione auto obbligatorio.

Fonte:
https://www.sicurauto.it/news/codice-della-strada/certificato-revisione-auto-va-stampato-e-dato-al-cliente/

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06 Mag 2019

Il passaggio di proprietà

Una rapida guida, con l’aiuto di ACI, per scoprire come fare per ottenere il certificato di proprietà.

Quando si acquista un veicolo usato si deve autenticare la firma del venditore sull’atto di vendita e entro sessanta giorni dall’autentica bisogna registrare il passaggio di proprietà all’unità territoriale ACI – Pubblico Registro Automobilistico (PRA), che rilascerà il certificato di proprietà digitale – CDPD – aggiornato, e richiedere l’aggiornamento della carta di circolazione all’ufficio provinciale della Motorizzazione Civile (UMC).

La mancata richiesta di aggiornamento del CDPD e della carta di circolazione determina l’applicazione, in caso di controllo su strada, di sanzioni monetarie oltre al ritiro della carta di circolazione ai sensi dell’art. 94 del Codice della Strada.

Se si autentica la firma del venditore sull’atto di vendita allo Sportello Telematico dell’Automobilista (STA) del PRA oppure della Motorizzazione Civile, è obbligatorio subito dopo aver autenticato la firma richiedere la registrazione del passaggio di proprietà. La contestualità dell’autentica della firma e della richiesta del passaggio di proprietà (cioè la loro esecuzione successiva ed immediata) garantisce la certezza giuridica dell’aggiornamento dell’archivio del PRA con i dati del nuovo proprietario del veicolo.

In ognuno dei casi di seguito elencati è necessario richiedere la registrazione del passaggio di proprietà e l’aggiornamento del certificato di proprietà (CdP) all’Unità Territoriale ACI – Pubblico Registro Automobilistico (PRA) e l’aggiornamento della carta di circolazione all’ufficio provinciale della Motorizzazione Civile (UMC).
Entrambe le richieste devono essere fatte entro sessanta giorni dalla data di autentica della firma sull’atto di vendita.

Elenco dei casi:

  • ci sono più di dieci acquirenti
  • il veicolo è privo del certificato di proprietà (CdP) e si possiede il foglio complementare
  • si vuole richiedere l’annotazione dell’usufrutto
  • si vuole registrare il passaggio di proprietà con connessa variazione d’uso o delle caratteristiche tecniche del veicolo
  • si vuole registrare il passaggio di proprietà a tutela del venditore
  • il veicolo richiede all’intestatario il possesso di un titolo autorizzativo o l’iscrizione in appositi albi, compresa l’ipotesi di noleggio senza conducente; oppure in caso di veicolo che necessiti di collaudo o di rilascio di certificato di autorizzazione (es. taxi, autocarri per trasporto in conto terzi)
  • si vogliono presentare richieste relative a veicoli di cui, allo stato attuale, non è ancora stato possibile abbinare i codici tecnici ACI e DTT (es. tutti i veicoli con codice carrozzeria “ZZ” e “Z0”)
  • si vogliono presentare richieste relative a variazioni/fusioni societarie
  • registrazione del passaggio di proprietà ai sensi dell’art. 2688 del Codice Civile (acquisto da proprietario non intestatario)

fonte:
http://www.aci.it/i-servizi/guide-utili/guida-pratiche-auto/passaggio-di-proprieta/in-tutti-gli-altri-casi.html

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16 Apr 2019

Una Pasqua in tour in Penisola

Grazie al sito di cultura e turismo ecampania.it andiamo alla scoperta della penisola sorrentina in auto o in moto.

Un itinerario da svolgere in auto per godere del meraviglioso paesaggio costiero, gli scorci mozzafiato e i borghi marinari, per circa 23 km. Per gli amanti delle due ruote può essere un percorso brioso tra le varie curve della costiera, nelle belle giornate d’estate o in primavera.

Si parte da Castellammare di Stabia, popolosa città dalle mille ricchezze. Per chi è in auto consigliamo di raggiungere la Villa Comunale da cui iniziare la visita. Il punto di inizio è la Cassa armonica, uno dei più caratteristici podi bandistici in Italia dal punto di vista artistico e che conserva le fattezze liberty di inizio novecento. A poca distanza dalla villa, in Piazza Giovanni XXIII, vale la pena una visita alla Cattedrale cinquecentesca, successivamente ingrandita e decorata nell’800. Al suo interno tele di Giuseppe Bonito, stabiese di nascita, Giacinto DianoNunzio Russo. Nella piazza è da vedere anche il Museo Diocesano Sorrentino Stabiese con reperti di epoca romana e medioevale.  

Lasciando Castellammare superiamo i Cantieri Navali, di storica tradizione, fondati da Ferdinando IV di Borbone nel 1783, in cui furono costruite la prima goletta a vapore (1835), la prima corazzata italiana (1876) e la nave scuola Amerigo Vespucci, e le Terme stabiane, note per le numerose e benefiche fonti d’acqua.

Procediamo imboccando la Statale Sorrentina 145, dopo la località Pozzano, in cui ci si può fermare per una sosta al mare, e iniziamo l’itinerario all’insegna del paesaggio costiero.

Vico Equense. Il primo paese che incontriamo, l’antica Aequa, ha un impianto che risale al XIV secolo con rifacimenti voluti da Carlo II d’Angiò. A quest’epoca risale la Cattedrale dell’Annunziata che si raggiunge inoltrandosi nei vicoletti che d’improvviso si aprono sul mare. La Cattedrale è l’unica chiesa gotica della penisola. Lasciandosi condurre dai vicoli, tipici della penisola, raggiungiamo il Castello Giusso, a strapiombo sul mare sempre di fondazione angioina. Lasciando i vicoletti, si può ipotizzare una sosta all’Antiquarium “Silio Italico” sito presso il Palazzo comunale in via Filangieri che espone reperti italici, etruschi e greci di VI-IV sec. a.C. C’è anche il Museo mineralogico nei pressi, in via S. Ciro al numero 2, con 3500 minerali da tutto il mondo.

Una curiosità: è in questo paese che è nata la pizza a metro, dall’invenzione fortunata di un panettiere degli anni ’30 Gigino dell’Amura, che ha creato da un panificio, una delle pizzerie più note al mondo.

Meta. Lungo la strada è consigliata una sosta nella piazzetta che ospita la Chiesa della Madonna del Lauro, fondata su un tempio di Minerva, rifatta nel ‘500 e poi ancora nel ‘700 e nel ‘900; sono molto suggestivi all’interno gli ex voto di marinai. Della tradizione nautica è molto fiera la penisola, che vanta una lunga tradizione nella marineria.

Piano di Sorrento. Operosa cittadina molto viva, racchiude alcuni gioielli preziosi tra le sue strade come la Madonna del Rosario di Francesco Solimena nella Basilica di San Michele, patrono del paese. La cittadina ha un notevole sviluppo sulle colline, con località verdeggianti e dal panorama mozzafiato. Vale la pena soffermarsi per una passeggiata e una visita a Villa Fondi di Sangro che ospita il Museo Archeologico della Penisola Sorrentina “George Vallet”.

Sorrento. Superando l’ultimo piccolo comune della penisola, Sant’Agnello, raggiungiamo una delle località più amate dai turisti di tutto il mondo. 

Sorrento, nota per le sue ricchezze insite nel mare, nel panorama, nei vicoletti caratteristici, nelle tradizioni artigianali di merletti e tarsie lignee, cantata anche nella canzone napoletana, è uno dei fiori all’occhiello della Campania.

Lasciamo l’auto e lasciamoci condurre dai vicoletti, perdiamoci nelle viuzze fatte di botteghe e bancarelle di prodotti tipici, tra cui spicca l’acceso colore dei limoni e dei pomodorini che spuntano dalle botteghe. Continuando immersi nell’atmosfera frizzante delle stradine, si arriva alle aperture panoramiche delle villette e dei giardini a picco sul mare e agli edifici storici, come il sedil Dominova della metà del XV secolo. Numerosi i musei da visitare per gli amanti della cultura: il Museo-bottega della Tarsia Lignea, il Museo Correale di TerranovaVilla Fiorentino sede di numerose mostre di grande spessore artistico.

Imbarazzo nella scelta per la spiaggia, tra le caratteristiche Marina Grande e Marina Piccola, dove è possibile fare un giro in barca (da prendere in affitto) per visitare resti di ville romane (la villa di Pollio Felice) o semplicemente per gustare da un’altra meravigliosa prospettiva – quella frontale – il costone roccioso della penisola.

Lasciamo Sorrento per terminare l’itinerario a Punta della Campanella, all’estremità della penisola, dopo Massa Lubrense, dove si dice che Ulisse abbia incontrato le sirene e dove i romani veneravano Minerva. Qui si conclude il viaggio, nella storia, nel mito, nel paesaggio, nel mare, nella terra d’amare campana. 

Fonte:
http://ecampania.it/napoli/itinerari/come-perdersi-un-panorama-penisola-sorrentina

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08 Apr 2019

Arrivano gli ecobonus, registrato il decreto

Dopo 95 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio, 36 giorni dopo l’avvio teorico dell’iniziativa, il decreto del ministero dello Sviluppo economico che disciplina l’erogazione dell’ecobonus è stato registrato alla Corte dei conti. Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale (che dovrebbe avvenire domani), i bonus, a partire da lunedì, potranno finalmente essere prenotati dai concessionari tramite un apposito sito, operazione indispensabile visto che la dotazione di fondi per il 2019 è limitata a 60 milioni di euro (che saliranno a 70 negli anni 2020 e 2021). L’auto ordinata dovrà essere immatricolata entro sei mesi dalla prenotazione, pena la perdita dell’incentivo.

Fino a 4 mila euro. Ricordiamo che possono ottenere il beneficio tutte le persone, fisiche o giuridiche, che nel periodo compreso tra l’1 marzo 2019 e il 31 dicembre 2021 acquisteranno, anche in leasing, e immatricoleranno (devono verificarsi entrambe le condizioni) una macchina nuova con emissioni di anidride carbonica fino a 70 g/km e prezzo di listino fino a 50.000 euro + Iva. Il dato sulla CO2 preso in considerazione dalla norma sarà, fino al 31 dicembre 2020, quello basato sul ciclo Nedc (diretto o correlato nel caso in cui la vettura sia omologata sulla base del nuovo ciclo Wltp), lo stesso che sarà poi riportato sulla carta di circolazione alla riga V.7. La legge prevede due scaglioni:

– fino a 20 g/km (in pratica solo le auto elettriche), a cui sarà concesso un incentivo di 4.000 euro
– 21-70 g/km, che potranno avere una riduzione di prezzo di 1.500 euro.

Con la rottamazione si può salire a 6 mila. Se l’acquisto sarà accompagnato dalla rottamazione di una vecchia Euro 1, 2, 3, 4 (ma, attenzione, non una Euro 0) il bonus salirà, rispettivamente, a 6.000 e 2.500 euro. L’auto da rottamare dovrà essere intestata alla persona che si intesterà la macchina nuova oppure a un suo familiare convivente da almeno 12 mesi (bisognerà presentare al concessionario lo stato di famiglia).

Il bonus non sostituisce lo sconto. 
Il bonus sarà erogato sotto forma di riduzione di prezzo da parte del concessionario (al dealer sarà rimborsato dalla Casa che a sua volta lo recupererà come credito d’imposta) e si aggiungerà al normale sconto praticato sulle auto nuove (le due voci dovranno essere separate e distinte sul contratto).

Fondi limitati. Come accennato, i fondi sono limitati a 60 milioni di euro per il 2019. All’esaurimento di tale cifra, ovviamente, l’incentivo non sarà più disponibile. Per evitare forme di accaparramento e diluire le risorse durante tutto l’anno, i primi 20 milioni di euro saranno disponibili per 120 giorni a partire dall’8 aprile. I rimanenti 40 saranno messi successivamente a disposizione in una o più tranche con decreto del ministero dello Sviluppo economico. Nel caso in cui alla fine di un periodo le risorse non fossero state interamente consumate, saranno automaticamente trasferite al periodo successivo.

Fonte:
https://www.quattroruote.it/news/burocrazia/2019/04/05/incentivi_ecobonus_finalmente_si_parte.html

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28 Mar 2019

Carta di qualificazione del conducente. Ecco come ottenerla.

La carta di qualificazione del conducente (in sigla CQC) è un titolo abilitativo, attestante le capacità professionali di quei soggetti già in possesso di una patente di guida di categoria superiore (C/C+E, D/D+E), che consente di svolgere attività di carattere professionale legata all’autotrasporto. Esistono due tipologie di CQC: quella per il trasporto di merci e quella per il trasporto di persone. Si può essere titolari di una sola o di entrambe le qualificazioni. La CQC ha validità quinquennale e va rinnovata attraverso la frequenza di un corso di formazione periodica della durata di 35 ore. Dal 18 aprile 2013, al momento del rilascio o del rinnovo della CQC non viene più rilasciata una nuova tessera, ma una nuova patente con l’aggiunta del codice armonizzato “95″ sul retro.

Il duplicato della CQC rinnovata nella validità è emesso secondo la seguente procedura:

• l’autoscuola o l’ente trasmette tramite il sito “il portale dell’automobilista” l’elenco di coloro che hanno frequentato il corso all’UMC competente entro 2 giorni lavorativi dalla fine del corso e rilasciano al conducente un attestato di fine corso;

• l’ UMC emette la CQC aggiornata entro 7 giorni lavorativi dalla ricezione dell’elenco;

• l’ UMC rilascia la nuova CQC a seguito della presentazione di apposita istanza :

  1. domanda redatta su modello TT746C  debitamente compilato e sottoscritto Gli utenti dovranno specificare sulla richiesta quale tipo di CQC intendono richiedere(per trasporto di merci; per trasporto di persone; per trasporto di merci e di persone)e annotare su tale modello un recapito telefonico o un indirizzo e-mail presso cui poter essere contattati in caso di necessità.
  2. attestazione del versamento sul c/c n° 9001 pari a 10,20 euro (in distribuzione presso gli Uffici dell’UMC e gli Uffici Postali – i codici causali non sono obbligatori);
  3. attestazione del versamento sul c/c n° 4028 pari a 32 euro (in distribuzione presso gli Uffici dell’UMC e gli Uffici Postali – i codici causali non sono obbligatori);
  4. una fotografia formato tessera, a capo scoperto (tranne nei casi in cui la copertura del capo sia imposta da motivi religiosi). e su sfondo chiaro  (indicare sul retro della fotografia cognome e nome del titolare);
  5. fotocopia integrale della CQC + originale in visione  o eventuale denuncia di furto, smarrimento o distruzione della stessa;
  6. fotocopia codice fiscale o relativa annotazione sul modello di domanda.
  7. RICHIESTA DI RECAPITO DUPLICATO PATENTE PRESSO DOMICILIO/RESIDENZA : Compilando il modulo e allegandolo alla richiesta di duplicato presentata presso l’UMC,  è possibile ricevere il duplicato della patente direttamente presso l’indirizzo specificato. All’atto della consegna della patente dovrà essere corrisposta la quota dovuta A POSTE S.P.A. per il servizio di recapito pari a 6,86 euro.

Fonte:
https://motori.virgilio.it/info-utili/cqc-rinnovo-della-carta-di-qualificazione-del-conducente/118222/

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07 Mar 2019

Ecotassa 2019, facciamo chiarezza

Ecotassa 2019: come funziona e quanto si paga

Come suggerisce il nome, l’Ecotassa è un’imposta che il Governo ha deciso di applicare a tutti coloro che tra il 1° marzo 2019 e il 31 dicembre 2021 acquisteranno un’autovettura di nuova immatricolazione ad alta emissione di Co2. Di conseguenza, non riguarderà i veicoli già in circolazione. L’entità dell’Ecotassa 2019 andrà da un minimo di 1.100 a un massimo di 2.500 euro, a seconda della capacità inquinante del veicolo.

Il parametro utilizzato, dunque, è il livello di Co2 raggiunto dall’autovettura che determina l’assoggettamento del veicolo all’imposta. Se prima il limite stabilito quale “soglia di rilevanza” era fissato a 110-120 Co2 g/km, ora è pari a 160 Co2 g/km, cioè a 160 grammi di anidride carbonica prodotta per ogni chilometro percorso.

Ecco le fasce di emissioni con relative soglie di pagamento:

  • da 161 a 175 Co2 g/km: 1.100 euro
  • da 176-200 Co2 g/km: 1.600 euro
  • da 201-250 Co2 g/km: 2.000 euro
  • 250 Co2 g/km: 2.500 euro

Stando a questi limiti, l’Ecotassa sarà applicata principalmente ad auto d lusso, fuoristrada e suv, ma anche a modelli più comuni, come Giulietta, Giulia e Stelvio di Alfa Romeo, 500 L, Tipo, Doblò e Qubo di Fiat. Dunque, il rischio è che a risentirne sia una grande fetta del mercato, nonché il consumatore medio che nel nuovo anno acquisterà un’auto familiare o una semplice utilitaria.

Fonte: https://quifinanza.it/tasse/ecotassa-2019/248138/

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