18 Nov 2019

Caro vecchio Rav, adesso c’è PagoPA

PagoPa è la nuova modalità di pagamento sviluppata dall’AgiD per la Pubblica Amministrazione.

L’Agenzia delle Entrate si rinnova e, con lei, anche i metodi di pagamento dei tributi: da ottobre 2019, infatti, i vecchi bollettini RAV spariranno gradualmente, in favore dei nuovi bollettini pagoPA. PagoPa è una modalità che consente il pagamento dei tributi in maniera semplice e sicura, completamente digitale e permette al cittadino di scegliere quale strumento di pagamento utilizzare, anche il denaro fisico.

Una volta effettuato il pagamento, a differenza che in passato, il cittadino riceve in tempo reale l’attestazione dell’avvenuto pagamento e la Pubblica Amministrazione chiude immediatamente la posizione debitoria aperta. Questo dovrebbe ridurre al minimo, nel corso dei prossimi anni, i casi di “cartelle pazze” o di mancata attestazione dei pagamenti.

Piattaforma pagoPA: cos’è

PagoPA non è una novità, è già attiva da alcuni anni e, negli ultimi 36 mesi, ben 4,7 milioni di pagamenti sono già stati ricevuti dall’Agenzia delle Entrate tramite questa piattaforma. La gestione del sistema pagoPA inizialmente era divisa tra più enti, ma con il decreto Semplificazioni del dicembre 2018 è stata creata la società ad intera partecipazione pubblica PagoPA S.p.a., alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio.

PagoPA, quindi, non è un sito Internet (ma esiste il sito Internet dove trovare informazioni sul servizio) ma una piattaforma, un’infrastruttura per i pagamenti verso le pubbliche amministrazioni. Al momento sono oltre 20 mila gli enti creditori aderenti a pagoPA, tra Comuni, Aziende Sanitarie Locali, Università pubbliche, Camere di Commercio e altri Enti Pubblici.

PagoPA: come funziona

Tramite pagoPA è possibile effettuare i pagamenti direttamente sul sito o sull’applicazione mobile (dell’Ente creditore, non di pagoPA) o attraverso i canali fisici e online di banche e altri Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP), come ad esempio le agenzie di banca, gli home banking, gli sportelli ATM, i punti vendita SISAL, Lottomatica e Banca 5 e presso gli uffici postali. Ciò vuol dire che possiamo pagare un tributo o un servizio pubblico tramite pagoPA praticamente da ovunque e quasi in qualunque modo. Tramite pagoPA possiamo pagare tributi, tasse, utenze, rette, quote associative, bollo auto e molto altro. Con pagoPa è possibile pagare in contanti o con pagamento digitale (bancomat, carta di credito).

I vantaggi di pagoPA

Il primo e più grande vantaggio di pagoPA è che ogni transazione, e quindi ogni pagamento, è legato al suo specifico tributo o servizio da pagare tramite un “Codice modulo di pagamento” di 18 cifre. Quindi, almeno teoricamente, è impossibile che dopo aver pagato qualcosa vada storto e si perda traccia del nostro pagamento. Il secondo grande vantaggio del sistema pagoPA è la possibilità di aggiornare l’importo dovuto alla data del versamento, cosa molto utile in caso di pagamento con la mora. Rispetto al vecchio RAV, inoltre, il nuovo bollettino pagoPA è molto più comodo da usare perché integra soluzioni decisamente “smart” per facilitare la vita al contribuente.

Nuovo bollettino pagoPA

pagopa come funziona

Il modulo di pagamento pagoPA è immediatamente riconoscibile dal logo “pagoPA” e dal fatto che è diviso in due sezioni, una per ogni metodo di pagamento che può scegliere il cittadino. La prima sezione è “Banche e altri canali” e ha ben in vista un QR code e un codice CBILL, la seconda sezione è quella per i pagamenti presso Poste Italiane e si riconosce per il riquadro Data Matrix. Il bollettino pagoPA si riconosce anche per il codice di 18 cifre che consente il collegamento alla cartella o all’atto ricevuto. Altra cosa molto interessante è che lo stesso modulo si può usare sia in caso di pagamento in una sola soluzione, che in caso di rateizzazione (ove possibile).

Come pagare un bollettino pagoPA

Una volta ricevuto un bollettino pagoPA possiamo scegliere se pagarlo usando la prima o la seconda sezione. Per pagare da soli tramite i canali online basta aprire l’app o il sito della propria banca, inquadrare il QR Code e immediatamente tutti i dati del bollettino verranno mostrati a video. Non ci resterà che effettuare il pagamento. Altrimenti potremo andare sul sito dell’Ente che dobbiamo pagare ed entrare nella sezione pagoPA, dove inseriremo il codice avviso da 18 cifre. Se l’Ente ha un’app, di sicuro ci permetterà di inquadrare il QR Code per pagare. Se invece vogliamo pagare presso uno sportello fisico, dobbiamo portare con noi il bollettino cartaceo ricevuto a casa: allo sportello non faranno altro che inquadrare il codice e dirci quanto dobbiamo pagare, poi potremo scegliere il nostro metodo di pagamento preferito. In ognuno di questi casi, pochi secondi dopo la fine della transizione, l’Ente creditore riceverà l’avviso che abbiamo pagato l’atto contrassegnato con quel codice.

Fonte: https://www.fastweb.it/agenda-digitale/come-pagare-i-bollettini-con-pagopa/

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30 Ott 2019

Motorizzazione e Aci, Rinvio sul documento unico

Slitta ancora l’avvio della sperimentazione del documento unico, prevista inizialmente per l’1 ottobre scorso. Dopo il mini rinvio al 14 ottobre (deciso due settimane fa dal tavolo di coordinamento costituito da ministero delle Infrastrutture e dall’Aci di fronte alla sostanziale indisponibilità dei software che dovranno gestire il complesso dialogo tra l’Archivio nazionale veicoli del ministero dei Trasporti e il Pubblico registro automobilistico gestito dall’Aci), è stato deciso di rimandare tutto di altre quattro settimane.

Si parte l’11 novembre. Salvo ulteriori sorprese, la sperimentazione inizierà l’11 novembre. A quel punto, però, resteranno appena 40 giorni a disposizione, meno della metà rispetto a quelli previsti inizialmente, prima del “big bang” che, a partire dall’1 gennaio, porterà alla scomparsa del Certificato di proprietà e al rilascio di un nuovo modello di Carta di circolazione contenente i dati del proprietario del veicolo e i gravami eventualmente presenti (fermo amministrativo, ipoteca, eccetera).

Si rischia il rinvio a luglio 2020. Sullo sfondo, poi, restano due incognite: la data dell’1 gennaio 2020, stabilita per la partenza del documento unico, e il nodo delle nuove tariffe. Per quanto riguarda il primo aspetto, tra gli addetti ai lavori si teme un possibile rinvio all’1 luglio 2020 nel caso in cui la fase sperimentale non dia i risultati attesi in termini di velocità delle iscrizioni e trascrizioni dei veicoli e, quindi, di rilascio della carta di circolazione, come peraltro sta già accadendo nel test su base volontaria partito l’1 luglio scorso e a cui hanno aderito alcune decine di agenzie di pratiche auto.

Il dubbio sulle tariffe. L’altra incognita è la rimodulazione delle tariffe, prevista dalle legge che istituì il documento unico (dlgs 98/2017): “Per il rilascio e l’aggiornamento della carta di circolazione in sede di prima immatricolazione, di reimmatricolazione o di aggiornamento, è corrisposta una tariffa unica determinata con decreto del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con i ministri dell’Economia e delle Finanze e della Giustizia, da adottare entro il termine perentorio del 30 aprile 2018”. Sono trascorsi quasi 18 mesi da quel termine perentorio e della “tariffa unica” non solo non v’è traccia, ma non si è ancora iniziato a parlare.

Buco per l’erario o maggiori oneri per i cittadini? Certo, in assenza del decreto attuativo, la stessa legge prevede l’invarianza rispetto alla situazione attuale, ovvero la “somma delle due tariffe (10,20 euro per la Motorizzazione e 27 euro per l’Aci, ndr) previste a normativa vigente” e una “imposta di bollo unificata quale somma degli importi delle imposte di bollo (da 16 euro, ndr)”. Insomma, il legislatore è stato previdente, ma non ha tenuto conto che il dimezzamento dei documenti prevederebbe inevitabilmente, senza un ulteriore intervento, anche il dimezzamento delle imposte di bollo.

Cosa cambia per le auto nuove… Vediamo come stanno le cose in due situazioni, l’acquisto di un’auto nuova oppure di una vettura usata. Nel primo caso, attualmente si pagano quattro imposte di bollo da 16 euro, due per la domanda e per il rilascio della carta di circolazione e due per la domanda e per il rilascio del certificato di proprietà. In totale, fanno 64 euro (più 10,20 di tariffa Motorizzazione, più altri 27 euro di tariffa Pra). Con il documento unico, le imposte di bollo si ridurrebbero a due: significa che per mantenere invariato il gettito il legislatore dovrebbe raddoppiarne l’importo a 32 euro.

… e per l’usato. Con l’imposta di bollo a 32 euro, però, ci si troverebbe penalizzati in caso di acquisto di un’auto usata. In questa circostanza, infatti, attualmente si paga un’imposta di bollo da 16 euro per l’aggiornamento della carta di circolazione e due imposte da 16 euro per la domanda e il rilascio del certificato di proprietà. In totale 48 euro. Con il documento unico le imposte scenderebbero a due, per un importo di 64 euro, 16 in più rispetto a ora. Poca cosa, per carità, visto che il grosso del costo di un trapasso è dato dall’Ipt, però contraria allo spirito della legge, la quale recita: “Tale tariffa è determinata in misura comunque non superiore alla somma dell’importo delle due tariffe previste a normativa vigente, tenuto conto dei costi dei servizi”.

Fonte: https://www.quattroruote.it/news/burocrazia/2019/10/08/motorizzazione_e_aci_rinvio_sul_documento_unico.html

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09 Ott 2019

Bonus rottamazione esteso anche per i motorini

Cambia la norma sulla rottamazione; oltre alle auto entrano anche le moto. Così l’ultima versione della bozza del decreto Clima che l’ANSA è in grado di anticipare. Le risorse – in un Fondo ad hoc, ‘Programma sperimentale buono mobilità’ – arrivano a un totale di 255 milioni. Il ‘buono mobilità’ è destinato ai cittadini residenti nei Comuni sotto procedura d’infrazione Ue per smog che, entro il 31 dicembre 2021, cambiano auto (fino ai modelli Euro3) o motocicli (fino alla classe Euro2 e Euro3 a due tempi); vale 1.500 euro per i primi e 500 euro per i secondi.

Fonte: Ansa

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08 Ott 2019

Diventano obbligatori i seggiolini anti abbandono

Al via l’obbligo di installazione dei dispositivi antiabbandono sui seggiolini per i bambini di età inferiore ai 4 anni. La ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli ha infatti firmato il decreto attuativo dell’articolo 172 del Nuovo codice della strada per prevenire l’abbandono di bambini nei veicoli.

  L’obbligo di installazione dei seggiolini sarà operativo non appena il decreto legge sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni. E sono allo studio anche agevolazioni fiscali.

Sul seggiolino ci sarà un sistema di allarme che, connesso allo smartphone, ricorderà al guidatore tramite un segnale sonoro, della presenza del piccolo passeggero a bordo, prima che lo stesso guidatore esca dal veicolo. Una misura che si spera possa evitare i tragici casi di cronaca come quello più recente accaduto a Catania: un padre ha lasciato per cinque ore sotto al sole un bimbo che doveva portare all’asilo per un inspiegabile ‘black out’ nella sua mente.

Quello di oggi è il passaggio conclusivo della Legge, dopo l’approvazione del Parlamento con il voto di tutti i gruppi politici (l’ok definitivo al provvedimento d’iniziativa parlamentare  era arrivato dall’aula di Palazzo Madama il 25 settembre 2018 con 261 sì e un’astensione),  il parere favorevole acquisito dalla Commissione Europea e il via libera dei giorni scorsi del Consiglio di Stato.

Fonte: La Repubblica

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30 Set 2019

Rottamazione al via subito, ma cala l’importo del buono

Sono uscite nuove indiscrezioni sul decreto legge per l’ambiente attualmente in fase di elaborazione. Rispetto alla prima bozza, emersa la scorsa settimana, le novità più rilevanti riguardano l’entità e le caratteristiche del bonus per la mobilità, un incentivo per favorire la rottamazione delle vecchie auto. La misura, infatti, dovrebbe essere resa disponibile già da quest’anno (e non dal 2020), anche se l’importo scenderà dai 2.000 euro previsti inizialmente a 1.500.  

Vale solo tre anni e per alcuni Comuni. Secondo la nuova bozza del decreto, gli anni per sfruttare il bonus non saranno più cinque, ma solo tre: l’agevolazione potrà essere richiesta solo dai cittadini residenti in Comuni come Milano, Torino e Roma, sotto la procedura d’infrazione dell’Unione Europea per gli eccessivi livelli di inquinamento atmosferico. A chi rottama entro il 31 dicembre 2021 autovetture omologate fino alla classe Euro 4 è assegnato, fino a esaurimento delle risorse, un “buono mobilità” di 1.500 euro, da utilizzare entro i successivi tre anni per l’acquisto di abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale e di altri servizi integrativi, nonché per l’abbonamento a piattaforme di sharing con veicoli elettrici o a emissioni ridotte. Tali misure valgono anche per i conviventi.  

Stanziati 205 milioni. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha auspicato che il decreto possa essere varato entro il 3 ottobre. In tal caso, saranno elargiti cinque milioni di euro a favore dei richiedenti già nel 2019, mentre per i due anni successivi è indicato un plafond di 100 milioni l’anno. L’incentivo rientra nel “Fondo buono mobilità” istituito dal ministero dell’Ambiente e destinato a inglobare tutte le “misure per incentivare la mobilità sostenibile nelle aree metropolitane”. Le condizioni e le modalità di erogazione saranno definite “entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore” del decreto.  

Fonte: https://www.quattroruote.it/news/burocrazia/2019/09/27/decreto_ambiente_rottamazione_al_via_subito_ma_cala_l_importo_del_buono.html

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11 Set 2019

Rinnovo patente, ogni 5 anni tra i 50 ed 70 anni.

Allo scadere della patente di guida, sei tenuto a rinnovare la tua idoneità alla guida.

Scadenza Patente di guida

La scadenza della patente varia in base all’età del conducente. In particolare, il rinnovo per le patenti A e B va effettuato:

  • ogni 10 anni fino a 50 anni d’età
  • ogni 5 anni, tra 50 e 70 anni d’età
  • ogni 3 anni tra 70 e 80 anni d’età
  • ogni 2 anni per gli ultra ottantenni

Sanzioni per patente scaduta

La sanzione per chi circola con una patente scaduta può arrivare fino a 624 euro ed include il ritiro della stessa fino al rinnovo. Inoltre, se non rinnovi la patente entro 3 anni dalla scadenza, dovrai sostenere nuovamente sia gli esami di teoria che quelli di guida.

Rinnovo telematico patente

Il rinnovo patente segue nuove modalità dall’entrata in vigore, il 9 gennaio 2014, del DM 15 novembre 2013. Tale decreto stabilisce che il rinnovo deve essere trasmesso telematicamente e prevede l’emissione di una nuova patente, che verrà inviata al titolare o presso la sede dell’Agenzia o dell’Autoscuola che si occupa della pratica.

Viene quindi abolito il bollino che prima veniva applicato al momento del rinnovo sulla patente.

In questo modo ci si adegua alle direttive europee, snellendo le procedure.

Visita medica per il rinnovo della patente

Per ottenere il rinnovo resta l’obbligo della visita medica, da effettuare per verificare il possesso dei requisiti psicofisici. In caso di esito positivo, ti verrà rilasciata una ricevuta che attesta l’avvenuto rinnovo, in attesa della ricezione della nuova patente.
Al momento della visita medica ti verrà rilasciata una ricevuta, che ti permetterà di guidare mentre sei in attesa dell’arrivo della nuova patente e che ha una validità massima di 60 giorni.

Costi rinnovo patente

costi per il rinnovo della patente restano invariati rispetto alla vecchia procedura: ai costi per la visita medica vanno aggiunti quelli per le marche da bollo e per i diritti di agenzia.

Una volta ricevuta la nuova patente dovrai eliminare la vecchia.

Proroga scadenza

Per le patenti AMA1A2AB1B e BE, la scadenza del documento rinnovato verrà prolungata fino a coincidere con la data del compleanno.

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23 Lug 2019

Collaudo: quello che c’è sapere

Schettino Group è una realtà di professionisti in continua espansione, che viene incontro alle esigenze della sua famiglia, quella degli automobilisti. Oggi vogliamo informare i lettori in merito al collaudo, e ricordare che tutti i lunedì, prenotando qualche giorno prima, è possibile effettuarlo presso la nostra sede, così da evitare scoraggianti iter burocratici e attese interminabili presso la Motorizzazione. Approfondiamo l’argomento.

I veicoli a motore ed i loro rimorchi, devono essere sottoposti a visita e prova (collaudo) quando siano apportate una o più modifiche alle caratteristiche costruttive o funzionali (massa, numero di assi, dimensioni…) ovvero ai dispositivi d’equipaggiamento (segnalazione visiva e d’illuminazione, acustici, scarico, pneumatici, freni, ganci di traino, gpl…) oppure sia stato sostituito o modificato il telaio.

Il Codice della strada prevede che i veicoli siano sottoposti a “visita e prova” per:

1. Per l’approvazione di eventuali modifiche apportate alle caratteristiche funzionali o costruttive del veicolo, con conseguente aggiornamento della Carta di circolazione, così come previsto dall’articolo 78 del Codice della Strada.

2. Per accertare l’esistenza dei requisiti di idoneità alla circolazione, necessari per l’immatricolazione, così come previsto dall’articolo 75 del Codice della Strada.

Riguardo quest’ultimo punto, ricorda che è sempre obbligatorio il collaudo per immatricolare i seguenti veicoli:

– veicoli di tipo non omologato;

– veicoli allestiti su autotelai o telai montati per rimorchi o semirimorchi di tipo omologato, privi di carrozzeria;

– veicoli da adibire a servizio di noleggio con conducente per trasporto di persone (NCC) o servizio di piazza (TAXI);

– veicoli da adibire a servizio di linea per trasporto di persone.

E’ necessario effettuare un collaudo anche in caso di modifiche alle caratteristiche funzionali o costruttive del veicolo. Di seguito sono inoltre riportate le schede per i vari tipi di “collaudi” di aggiornamento della carta di circolazione ai sensi dell’art. 78 del C.d.S.:

– installazione gancio di traino,

– agganciamento del carrello appendice alla motrice,

– misura di pneumatici in alternativa,

– modifica comandi veicolo per conducente diversamente abile

Al momento del collaudo il tecnico deve identificare il veicolo leggendo il numero VIN (Vehicle Identification Number), impresso sul telaio del veicolo stesso quindi è importante che verifichi che il numero di telaio sia ben visibile; per sapere in quale punto del telaio è punzonato puoi fare riferimento al manuale d’uso e manutenzione a corredo dl mezzo

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16 Lug 2019

Il collaudo da noi, senza stress

Lo sapevi che presso la nostra agenzia puoi effettuare ogni lunedi, previa prenotazione, il collaudo del tuo autoveicolo?

Si, proprio cosi. Ti risparmiamo i mesi d’attesa presso la Motorizzazione, la burocrazia e lo stress e pensiamo a tutto noi.

Il collaudo è la “visita e prova” a cui i veicoli devono essere sottoposti secondo le disposizioni del Codice della Strada. In particolare, il collaudo è previsto:

  • per l’approvazione di eventuali modifiche apportate alle caratteristiche funzionali o costruttive del veicolo, con conseguente aggiornamento della Carta di circolazione, così come previsto dall’articolo 78 del Codice della Strada;
  • per accertare l’esistenza dei requisiti di idoneità alla circolazione, necessari per l’immatricolazione, così come previsto dall’articolo 75 del Codice della Strada.

Riguardo quest’ultimo punto, ricorda che è sempre obbligatorio il collaudo per immatricolare i seguenti veicoli:

  • veicoli di tipo non omologato;
  • veicoli allestiti su autotelai o telai montati per rimorchi o semirimorchi di tipo omologato, privi di carrozzeria;
  • veicoli da adibire a servizio di noleggio con conducente per trasporto di persone (NCC) o servizio di piazza (TAXI);
  • veicoli da adibire a servizio di linea per trasporto di persone.

E’ necessario effettuare un collaudo anche in caso di modifiche alle caratteristiche funzionali o costruttive del veicolo.

Al momento del collaudo il tecnico deve identificare il veicolo leggendo il numero VIN (Vehicle Identification Number), impresso sul telaio del veicolo stesso quindi è importante che verifichi che il numero di telaio sia ben visibile; per sapere in quale punto del telaio è punzonato puoi fare riferimento al manuale d’uso e manutenzione a corredo dl mezzo

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10 Lug 2019

Revisione auto scadenza, ogni quando va fatta

Revisione auto scadenza, il controllo periodico sui veicoli va fatto dopo quattro anni dalla prima immatricolazione e successivamente ogni due

La revisione auto ha una scadenza ben precisa e delle regole temporali da tenere bene in mente. Si tratta di un monitoraggio periodico per verificare ogni volta lo stato del veicolo e l’idoneità a continuare a circolare sulle nostre strade. Con Schettino Group sei nelle mani di professionisti capaci ed efficienti, che amano prendersi cura della tua auto: consulta il nostro sito e scopri quanto è facile prenotare la revisione.

Revisione auto ogni quanto

Su un veicolo nuovo va fatta dopo quattr’anni dalla prima immatricolazione e successivamente ogni due. Ecco cosa dice la legge: “deve essere disposta entro quattro anni dalla data di prima immatricolazione e successivamente ogni due anni, la revisione delle autovetture, degli autoveicoli adibiti al trasporto di cose o ad uso speciale di massa complessiva a pieno carico non superiore a 3,5 tonnellate e degli autoveicoli per trasporto promiscuo. Dal 2003 tali scadenze si applicano anche per motoveicoli e ciclomotori”.

Ad esempio, se la nostra auto è stata immatricolata il 10 maggio 2019 la prima revisione dovrà essere effettuata entro il 31 maggio 2023 mentre le successive andranno effettuate entro il 31 maggio 2025, il 31 maggio 2027 e così via. Le auto storiche, cioè quelle ultratrentennali o appartenenti ad un registro storico si devono sottoporre a revisione ogni due anni, con le stesse modalità usate per gli altri veicoli.

Per controllare la scadenza della revisione verificate il tagliando che si trova dietro al Libretto Carta di Circolazione. Oppure on line sul Portale dell’Automobilista. Se scopriamo di avere la revisione scaduta la dobbiamo fare entro l’ultimo giorno del mese in cui la revisione è stata effettuata.

Le revisioni si possono fare in più di 5.000 officine autorizzate oppure in tutti gli uffici della Motorizzazione Civile.

Revisione auto scadenza, eccezioni

La regola generale sulla scadenza delle revisioni auto presenta delle eccezzioni ben precise. Alcuni veicoli per legge devono essere revisionati annualmente, ovvero quelli destinati al trasporto di persone con numero di posti superiore a nove compreso quello del conducente.

Poi ancora gli autoveicoli adibiti al trasporto di cose o ad uso speciale di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 tonnellate, dei rimorchi di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 tonnellate, dei taxi, delle autoambulanze, dei veicoli adibiti a noleggio con conducente e dei veicoli atipici.

Certificato o tagliando di revisione

Dopo aver fatto la revisione le officine sono tenute a rilasciare un certificato che attesta il controllo. Su questo documento ci sono due tipi di informazioni: dati identificativi dell’auto (o della moto) e informazioni sull’esito del controllo. Di seguito tutti i dati sul certificato di revisione auto

  • la targa di immatricolazione del veicolo;
  • il numero di telaio;
  • la categoria del mezzo;
  • il chilometraggio registrato al momento del controllo;
  • la data e il luogo della revisione;
  • la denominazione del centro che ha svolto la revisione;
  • l’esito del controllo;
  • la data del controllo successivo o la data di scadenza del certificato attuale.

Fonte: https://www.newsauto.it/notizie/revisione-auto-scadenza-ogni-quando-va-fatta-2019-208229/

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10 Lug 2019

RC auto: tariffe scese del 20% in cinque anni, l’annuncio dell’IVASS

Relazione del nuovo presidente IVASS sulla RC auto: le tariffe sono scese di quasi il 20% in cinque anni, ma sta emergendo un problema inaspettato con la scatola nera.

Schettino Group ama informare costantemente i propri lettori/automobilisti in merito alle notizie del mondo automobilistico. L’argomento centrale in questo periodo concerne le tariffe assicurative RCA. In Italia si paga sempre tanto di RC auto ma le tariffe sono comunque scese di quasi il 20% in cinque anni, anche se non tutti sono d’accordo (ne parleremo alla fine). Trend positivo anche per quanto riguarda le differenze territoriali: dal 2013 al 2018 sembra essersi infatti ridotto il differenziale dei premi sul territorio tra la provincia più cara e quella più economica. Resta però il margine a favore dei maggiori competitor europei, dove l’assicurazione auto continua a costare decisamente meno.

RC AUTO, TARIFFE IN RIBASSO GRAZIE A NUOVE NORME E INNOVAZIONE TECNOLOGICA

I numeri sono stati snocciolati dal nuovo presidente dell’IVASS, Fabio Panetta, nel corso della relazione annuale sull’attività svolta dall’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni. Soffermandosi in particolare sul mercato della RC auto in Italia, Panetta ha ricordato che le coperture della responsabilità civile auto rappresentano, vista la loro obbligatorietà, il settore a più diffuso impatto sui cittadini e un impegno costante per l’IVASS. “Le misure intraprese a livello normativo”, ha spiegato il neo presidente, “unitamente al diffuso utilizzo dell’innovazione tecnologica, hanno reso possibile un progressivo contenimento dei costi del sistema e il rafforzamento dei meccanismi concorrenziali, con effetti positivi sui prezzi per gli assicurati”.

TARIFFE RC AUTO IN ITALIA: DA 515 A 415 EURO IN 5 ANNI

Più dettagliatamente, secondo i dati IVASS il premio medio delle tariffe RC auto è diminuito del 19,5% in cinque anni, passando dai 515 euro di fine 2013 ai 415 euro di dicembre 2018. Come anticipavamo, si è ridotta anche la distanza dei prezzi tra la provincia a più alto costo (Napoli) e quella storicamente a costo più basso (Aosta): la differenza è scesa da 380 a 237 euro, un miglioramento che a nostro parere non è ancora sufficiente. Così come risulta inaccettabile il divario a livello internazionale: nel 2018 il premio medio netto in Italia è risultato di nuovo superiore a quello di Francia, Germania e Spagna, seppur con un‘evidente riduzione del gap, da 202 euro nel 2012 a 97 euro nel 2018.

RC AUTO: LA SCATOLA NERA FA DIMINUIRE LE TARIFFE MA FRENA LA CONCORRENZA

La scatola nera continua a piacere agli assicurati italiani. A fine 2018 era presente nel 22,2 % dei contratti, con valori significativamente più elevati nelle province più esposte al rischio di frode. Il suo utilizzo ha certamente contribuito alla riduzione dei prezzi delle polizze RC auto, tuttavia sta emergendo che i clienti con scatola nera sono meno propensi a cambiare compagnia. Conseguenza non troppo positiva, come ha ricordato lo stesso presidente Panetta: “È essenziale il completamento della disciplina sulla portabilità delle scatole nere per evitare che la loro diffusione porti con sé effetti indesiderati sul grado di concorrenza del mercato”.

PREZZI RC AUTO SCESI? LA FEDERCONSUMATORI NON È CONVINTA

Ma tutto questo diminuire di tariffe, forbici e differenze è davvero reale? È la domanda che si è posta Federconsumatori, secondo il cui Osservatorio, che da oltre 10 anni rileva annualmente i costi delle polizze RC autonelle principali città italiane, dal 2013 al 2018 l’importo annuale sarebbe in realtà aumentato di 132,75 euro (+23,3%), con una differenza tra province del nord e province del sud del 53%. Insomma, la solita ‘guerra di cifre’ che vede vincere tutti tranne i cittadini.

Fonte: https://www.sicurauto.it/news/attualita-e-curiosita/rc-auto-tariffe-scese-del-20-in-cinque-anni-lannuncio-dellivass/?intcmp=motori-assicurazioni-costi

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